Viaggio Colombiano 2° e 3° cap (By Matte)

Riprendo a scrivere oggi da Salento, a quasi 2000 metri di altitudine nella parte centrale della Colombia. La giornata è stata decisamente faticosa.

L’arrivo di ieri dopo un turbolento viaggio di 8 ore in bus ci ha spinti esclusivamente verso una abbondante e meritata cena e ad un ritiro sotto le coperte appena prima delle 11.

Questa mattina, peraltro, la sveglia era stata puntata molto presto perché ci attendeva il trekking nella valle del Cocora, un luogo magico ed incantato, meta di tantissimi turisti che, faticosamente, si addentrano nella foresta fino ad arrampicarsi a quasi 3000 metri per godere del maestoso spettacolo che offre questa area. Le alte palme, la vegetazione, prima rada poi fitta, e i fantastici colibrì, che si offrono alla vista dei soli più fortunati, rendono la valle del Cocora un luogo davvero incredibile.

Con un viaggio di circa mezz’ora a bordo di jeep stipate di turisti che partono dalla piazza centrale di Salento si arriva all’inizio del sentiero; da lì, in circa 5 km di ripida salita, si giunge alla Finca della Montana, dove, esausti, ci si può ricaricare con una tazza di caffè fatta sul momento.

La nostra avventura è stata resa veramente faticosa dalle avverse condizioni climatiche: una pioggia incessante ed un forte vento freddo hanno portato a desistere due di noi quattro. La mia testardaggine, al contrario, mi ha portato a godere di un meraviglioso paesaggio naturale, oltre a consentirmi di essere annoverato tra i fortunati ad aver avvistato un colibrì a meno di mezzo metro dai propri occhi. Dopotutto le grandi emozioni sono sempre precedute da grande fatica!!

Stanchissimo ma felice, appoggio ora la mia penna in attesa di trascorrere l’ultima notte in questo paesino magico; domattina ci attende il volo per Bogotà. La grande capitale ci aspetta.

Capitolo 3

Finalmente il mare!

Dopo la prima settimana trascorsa tra le città ed i monti della Colombia, sabato sera siamo atterrati a Santa Marta, sulle sponde dei Caraibi.

Oggi è lunedì 19 agosto, mi sono appena svegliato e, nell’attesa del risveglio dei miei compagni di viaggio, mi sono tuffato nella piscina dell’hotel, già gremita di prima mattina.

Ci eravamo lasciati a Salento, in partenza per Bogotà, ormai 5 giorni fa. La capitale della nazione non ha offerto la miglior scenografia per una gita turistica. Le condizioni climatiche sono infatti state decisamente avverse, regalandoci piogge incessanti e temperature prossime ai 10 gradi.

La città di per sé non è comunque incantevole. È enormemente estesa, trafficata e caotica. Si divide in quartieri grandi come medie città che differiscono l’uno dall’altro per carattere, architettura e, ovviamente per livello sociale. Ci sono zone con aspetto assolutamente ricco e moderno alternate a quartieri assolutamente poveri. 

Il centro della città ha tuttavia alcuni siti di interesse. La cattedrale, ripetutamente ricostruita, si veste del classico stile barocco delle colonie spagnole sudamericane e domina la imponente Plaza Bolivar, un ampio rettangolo circondato da massicci edifici che, in modo solenne ed equilibrato, completano un quadro decisamente apprezzabile.

Le vie del centro sono strette e brulicanti di venditori ambulanti. Tra i più originali ci sono certamente quelli che offrono le formiche culone, insetti grossi come una nocciolina che si dice abbiano potere afrodisiaco. Mah, chissà?! 

La città di Bogotà è letteralmente delimitata dal serro Montserrat, una vetta di oltre 3000 metri che, dominando la parte più antica della città nel lato orientale, offre uno sfondo incredibilmente maestoso alla grande capitale che, forse non solo apparentemente, vigila e protegge. Sfortunatamente, la gita su questa cima è saltata a causa delle condizioni climatiche.

Il sito di maggior interesse della città è certamente il museo dell’oro, che contiene una vastissima collezione di manufatti delle popolazioni precolombiane. Ciò che stupisce è certamente il fatto che il prezioso materiale venisse utilizzato per la produzione anche di oggetti di uso quotidiano, ad indicare l’ingenza delle risorse nell’area colombiana.

La serata di venerdì è certamente servita ad alzare di parecchio la valutazione della città. Le vie della Zona Rosa, chiamata anche Zona T, per via dell’organizzazione delle arterie, sono il teatro migliore per concedersi un po’ di svago con gli amici: la musica latina riempie l’aria del quartiere, l’alcol scorre a fiumi ed è un attimo ritrovarsi nel bel mezzo di una pista da ballo, circondati da festanti colombiani, indiscussi maestri del divertimento.

Insomma, non si può apprezzare fino in fondo Bogotà, e forse l’intera Colombia, senza immergersi almeno una volta, senza freni e paure, nella movida più sfrenata che questa folle città offre in dono a tutti coloro che decidono di viverla fino all’ultimo respiro.

SCRITTO DA MATTEO DORELLO

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