Viaggiare in Colombia (by Matte)

Medellin, 13 agosto 2019.


Mi appresto ad iniziare questo racconto a bordo di un piccolo autobus
che mi sta portando verso Salento, un piccolo paese nel cuore della
regione del caffè, l’Eye Cafetero, una delle zone più decantate della
Colombia.
La guida spericolata dell’autista lungo strade che si srotolano come
montagne russe attraverso ripidi e scoscesi pendii rende davvero
difficile la scrittura. Le prime righe stese danno l’idea di essere una
ricetta medica! Spero di riuscire a rileggermi.
Come da tradizione non sono riuscito ad iniziare subito il racconto,
forse perché, come sempre, sono necessari alcuni giorni per entrare
davvero nella dimensione del viaggio, facendo crollare tutti quei ponti
che ci allacciano al mondo che, pur temporaneamente, abbandoniamo
in un cassetto.
Questa volta, in particolare, la lenta fuori uscita dalla propria
dimensione è stata molto rallentata dalla tappa di alcuni giorni a
Miami, prima di arrivare in Colombia ed iniziare quello che davvero
dobbiamo considerare il viaggio.
Miami infatti non offre una effettiva via di uscita dalla propria
quotidianità cittadina: troppo traffico e troppi palazzi non riescono a
farla emergere come un luogo in cui far viaggiare la mente.

Miami, per un viaggiatore come ritengo di essere io, non è meta
apprezzabile, ma un luogo simile a tanti, dove concedersi un po’ di
svago con gli amici.
Oltretutto il lungo fine settimana in Florida non era partito con i
migliori auspici: il viaggio di andata è stato la più grossa collezione di
eventi avversi mai vista in una lunga “attività” di viaggiatore: primo
volo in ritardo di oltre 2 ore … connessione persa a Francoforte,
dirottamento su Londra, arrivo a Miami con 8 ore di ritardo rispetto al
piano di volo e, dulcis in fundo, bagagli persi e riconsegnati solo la
notte tra venerdì e sabato. Ogni commento è superfluo!
Andiamo però con ordine.
Quest’anno il viaggio è in gruppo.
Verso la primavera abbiamo deciso di andare a trovare Federico, un
nostro amico, che si è trasferito a Miami e, con l’occasione, allungare
il viaggio con l’esplorazione della Colombia, ispirati dal fatto che la
morosa del nostro conterraneo è originaria di quella terra.
Siamo un gruppo di quattro persone, due ragazzi e due ragazzi, non
abbiamo mai viaggiato insieme, fatta eccezione per il mio amico
Enrico, con cui avevo già in passato visitato Petra, e soprattutto
abbiamo un assai differente grado di abitudine al viaggiare in
avventura. Tuttavia, la positività dei miei compagni e l’amicizia che ci
lega, ci consente di proseguire il viaggio come una ciurma esperta ed
affiatata.
I quattro giorni di Miami si sono rivelati, come prevedibile, una
parentesi di pura villeggiatura. Il nostro ospite e la sua compagna si

sono perfettamente travestiti da Ciceroni e ci hanno condotto nella
metropoli.

Abbiamo visitato i moderni e modaioli quartieri di Wynwood e Design
District
, unica nota di interesse culturale della città, e ci siamo
soprattutto dedicati alla movimentata movida della Miami da bere.
A Miami ero già stato più di una decina di anni fa e, se non nella
lievitazione eccessiva dei prezzi, non la ho trovata particolarmente
cambiata.
Miami è la porta sudamericana verso gli Stati Uniti d’America e, come
tale, offre una commistione dei caratteri di entrambi i mondi, anche se,
trattandosi di un passaggio incarnante i desideri di
“occidentalizzazione” di chi lo percorre, finisce col far prevalere in
tutti quel patologicamente americano senso di grezza esagerazione, di
marcata ostentazione di una autorevolezza meramente economica.
A Miami tutto è grande ed imponente, ma nulla è veramente bello.
La giornata di sabato è certamente stata la più divertente, poiché
trascorsa sulla famosa spiaggia di South Beach. L’acqua trasparente
dell’Oceano offre un gradito ristoro dalle afose vie del centro e
l’avvistamento, improvviso, di qualche squaletto, regala un po’ di
quella adrenalina ed emozione capaci di far brillare gli occhi come
quando si era bambini.
Terminato il weekend, siamo finalmente salpati alla volta di Medellin,
prima tappa sudamericana.
All’arrivo, di tarda notte, una buona dormita era il solo obiettivo che ci
eravamo prefissati.

Medellin è davvero una grande sorpresa. Le città della Colombia non
sono infatti molto decantate e pertanto l’aspettativa non è altissima;
forse per questo l’atmosfera della città più cosmopolita del paese può
risultare decisamente accattivante e sorprendente.
Il centro della città non è particolarmente monumentale, ma la Plazeta
Botero, tra l’originale Palazzo della Cultura ed il fantastico museo di
Antioquia, è certamente un luogo di gran fascino. Questa piccola e brulicante piazzetta, sormontata dal viadotto della
metropolitana, è impreziosita da diverse installazioni di statue di
Fernando Botero, famosissimo artista originario del luogo.
Molte opere di quest’ultimo arricchissimo il già citato Museo di
Antioquia, interessante e certamente da visitare.
La vera sorpresa della città è tuttavia la Comuna 13, una favela ripulita
e resa accessibile a tutti, dove, al posto delle attività illecite, gli
abitanti si sono dedicati alla vendita di prodotti artigianali, cibo e
bibite. Per un europeo, la sensazione di passeggiare all’interno di un
ambiente simile, per le stradine che si arrampicano sulle pendici della
montagna tra mille casette ammassate le une alle altre, è certamente
unica. Il cielo azzurro, l’ampio panorama sulla città ed il proverbiale
animo festoso degli abitanti aggiungono la coreografia giusta
all’originale esperienza.
Una classica grigliata di carne, tra chorizo e chicharrones, ha
degnamente concluso la prima tappa del viaggio.

Matteo Dorello

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