La moderna Via della Seta (2 di 7 – by Matte Dorello)

Oggi invece, dopo un comodissimo viaggio in treno, sono arrivato a Bukhara, piccolo antico gioiello nel mezzo del deserto a due passi dal confine con il Turkmenistan. 

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L’occasione mi porta a due brevi digressioni: la prima sul paese confinante appena citato e la seconda sui treni uzbeki. Inizialmente il mio progetto di viaggio prevedeva una partenza proprio dal Turkmenistan, dalla capitale Ashgabat (o più ambiziosamente da Baku, in Azerbaigian, con attraversamento del Mar Caspio).  

Il motivo della rinuncia risiede nella eccessiva difficoltà nell’attraversare quel paese. È del tutto incredibile come le procedure per l’ingresso in Turkmenistan siano ancor oggi assurde e fortemente limitative. E ciò senza una apparente ragione: è certo infatti che il Turkmenistan, area integralmente desertica, non subirebbe mai una invasione di turisti ed è altrettanto certo che essere rimasto l’unico paese “stan” inaccessibile lo mantenga isolato dal resto del mondo senza alcun apparente vantaggio. 

La seconda parentesi si traduce in un encomio alle ferrovie uzbeke: chi avrebbe mai pensato di trovare qua treni modernissimi che, raggiungendo velocità di oltre 200 KM/h, collegano le mete più famose, solcando steppe e deserti. Il tutto poi a prezzi accessibili (il servizio è largamente usato dai locali) e con puntualità svizzera. 

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Riprendo a scrivere dopo un giorno, a pochi metri di distanza rispetto a dove, ieri, avevo riposto la penna. 

Sono infatti nuovamente in uno dei baretti che circondano il Lyabi-Hauz, la grande vasca che contraddistingue la piazza principale di Bukhara. 

Che poi la storia delle vasche e dei canali di Bukhara è incredibile. 

La città infatti, collocata in pieno deserto, fino a meno di un secolo fa, si approvvigionava di acqua grazie ad un sistema di canali che veicolavano l’acqua in grandi vasche nel centro cittadino. Al loro arrivo, i russi si resero subito conto della scarsissima igiene determinata da tale impianto e pertanto decisero di chiudere la maggior parte di tali vasche per modernizzare la rete idrica. 

Pensate che prima di ciò, si dice che a Bukhara l’età media fosse molto bassa, a causa delle infezioni o epidemie causate dal quell’acqua. Esisteva anche un mitologico “verme” di Bukhara, cui si attribuiva la responsabilità di tali malattie. 

Bene, il Lyabi Hauz è una delle due uniche vasche rimaste, ma ovviamente solo a scopi, diciamo, “decorativi” ed ai suoi lati tanti sono i tavolini che ospitano turisti o cittadini locali, che si godono una birra ghiacciata o un gelato all’ombra dei gelsi che circondano la piazza. 

La giornata di ieri è stata, lo ammetto, quasi terrificante. Non che oggi sia fresco (ora sono le 18 e ci sono 35°), ma ieri le temperature erano veramente elevatissime, tanto da rendere quasi impossibile passeggiare. Infatti, dopo un paio di ore girovagando per la città, ero stato costretto a rifugiarmi in hotel. 

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Oggi si sta decisamente meglio;  c’è un leggero venticello che un poco asciuga il sudore e rende quasi piacevole la situazione. 

Questa mattina la mia scelta è stata quella di svegliarmi presto per essere già operativo per la città alle 8 e sfruttare le ore meno calde per fare il turista. 

L’esperienza insegna!!  

Perdersi tra le vie di Bukhara è fantastico perché questa città è praticamente integra ed autentica e si percepisce davvero la sensazione di come doveva essere nel medioevo. Tante sono le madrasse e le moschee dall’elegante struttura. 

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Questa mattina è l’8 di agosto e per la prima volta ho fatto una bella dormita: ci voleva proprio! Mi ero ormai disabituato e mi pare quasi di essere frastornato dal troppo sonno. 

Saranno anche state quelle 2 o 3 birrette in più del solito. Ieri è stata in effetti una serata diversa. 

Infatti, per puro caso, ho cenato in compagnia di un francese che ho incontrato esclusivamente poiché al ristornate, essendo tutto pieno, hanno fatto condividere lo stesso tavolo ai due unici ”soli”. 

La cosa incredibile è stata scoprire che anche questo ragazzo stava percorrendo la stessa rotta che sto facendo io, seppur con qualche variante. 

Il dettaglio più impressionante, tuttavia, è che lui era partito da Parigi ed era via dall’inizio di luglio. 

Oggi dovremmo prendere lo stesso treno: è probabile che ci si riveda dunque!! E se non oggi, abbiamo buttato lì un mezzo appuntamento sabato sera ad Almaty, città in cui arriveremo facendo due percorsi diversi. Chissà se ci rivedremo!! 

Incredibilmente, in una scorpacciata unica di socialità, non appena salutato il francese sono incappato in un gruppo “particolare” di italiani. Particolare perché la comitiva si componeva di due coppie di signori dell’apparente età dei miei genitori e di due ragazze più giovani che si erano unite a loro incontrandoli durante il  viaggio. 

In conclusone una serata piacevole dopo diversi giorni in cui effettivamente le occasioni per chiacchierare sono state molto poche. 

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scritto da MATTEO DORELLO

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