L’isola di Pasqua (by Matte)

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L’isola di Pasqua è di certo uno di quei pochissimi luoghi che riescono ad essere contemporaneamente noti e sconosciuti.

D’altra parte, ciascuno di voi avrà avuto modo di sentir parlare qualche volta, anche in modo superficiale, di questo luogo (chi non ricorda la grossa statua moai del film “Una Notte Al Museo”!), ma certo è che sono in pochissimi ad avere esatta cognizione della sua localizzazione e delle sue caratteristiche, e sono ancora in meno ad avere preso in considerazione l’idea di andarci.

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Situata in mezzo al Pacifico a circa 3600 Km dalle coste del #Cile, l’isola di Pasqua è un piccolo triangolo di terra di origine vulcanica emerso dalle profonde acque dell’oceano, abitato da poco più di 5000 persone e divenuta nota agli europei soltanto intorno al ‘700, quando diversi esploratori vi sbarcarono, trovando un’isola popolata praticamente solo dalle famose statue, i moai.

Interessante è la storia della popolazione indigena dell’isola, che, di probabile origine polinesiana, raggiunse il massimo splendore intorno al 1400, toccando i 15.000 abitanti (tantissimi per un’isola lunga appena 20 Km), per poi autodistruggersi entro il 1600, a causa delle lotte tra i villaggi causate dalla crescente mancanza di risorse.

Forse sono solo leggende, poiché non esiste documentazione storica di quei periodi, ma sull’isola si dice che non mancarono, nel periodo di decadenza, episodi di cannibalismo dovuti alla totale mancanza di mezzi di sussistenza.

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Il modo migliore per esplorare il territorio è senza dubbio quello di noleggiare un veicolo presso uno dei tanti Rent-a-car del villaggio di Hanga Roa, l’unico dell’intera isola, prendersi una mappa, qualcosa da mangiare (non è presente alcuna struttura, nemmeno bagni, sull’isola, se non ad Hanga Roa, vicino al cratere Rano Raraku o presso la spiaggia di Anakena) e vagare alla ricerca degli scorci più affascinanti.

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La visita dell’isola, attraversata da pochissime strade, talvolta sterrate, e quasi interamente dedicata a parco naturale (per questo motivo all’aeroporto si paga un biglietto per l’ingresso di circa 40 euro), può tranquillamente farsi in due o tre giorni.

Per quanto riguarda il pernottamento, la soluzione che va per la maggiore è l’affitto di una delle tante cabanas, ossia piccole casette che i locali affittano ai numerosi turisti che, attraverso l’unico volo quotidiano dalla capitale Santiago, invadono questo paradiso terrestre. State tranquilli, esistono cabanas per tutti i gusti, dalle più rustiche alle più lussuose: fate però attenzione, se la vostra capanna non si trova all’interno di un resort o di un complesso alberghiero, lasciate sempre le luci accese, perché la totale assenza di illuminazione potrebbe rendere difficile il rientro a casa dopo il tramonto!

Per l’esperienza vissuta mi sento di consigliare le cabanas Hare Miru, posizionate appena fuori il villaggio di Hanga Roa e gestite da alcuni ragazzi del posto davvero molto disponibili e gentili. Le casette in affitto si trovano sulla sommità di una collinetta che, affacciandosi sull’oceano in direzione dell’ovest, permette all’ospite di godere di un meraviglioso panorama, specie al momento del tramonto. Rapporto qualità prezzo ottimo, anche tenuto conto degli alti costi dell’isola.

L’oggetto del desiderio per ogni visitatore è sicuramente costituito dalle enormi statue che, sparse per l’isola, ricordano un passato assai lontano e misterioso.

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Come spesso avrete sentito dire, le statue sono sempre rivolte verso l’interno dell’isola e non verso il mare. Ciò perché i monoliti, eretti in memoria dei defunti che pretendono di rappresentare, erano posti a protezione degli abitanti del villaggio e quindi, essendo quasi tutte le comunità site lungo la costa, i moai dovevano frapporsi tra il mare ed il centro abitato ed essere rivolti verso quest’ultimo. La sola eccezione alla regola è riscontrabile infatti nell’unico sito non localizzato in prossimità della costa.

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Oltre ai siti archeologici, l’isola di Pasqua offre scenari naturali davvero mozzafiato.

Qua la forza degli elementi naturali è immensa.

Il vento spazza la superficie isolana costantemente, determinando continue variazioni climatiche, mentre l’Oceano Pacifico con il suo impeto batte costantemente sulle rocciose e nere scogliere. Cavalli a mandrie o mucche al pascolo vi attraverseranno spesso la strada, i colori della terra, del cielo e del mare vi conferiranno sensazioni di pace e libertà inimmaginabili, mentre gli immensi crateri che cospargono l’isola vi ricorderanno che tutta la calma e quiete di cui essa è pregna è stata concepita dalla violenza delle viscere della terra.

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Insomma, l’isola di Pasqua è davvero un luogo unico, e non solo per la particolarità degli elementi che la compongono e caratterizzano: lo è soprattutto per la sua assoluta autenticità, per non aver risentito quasi per nulla degli effetti della globalizzazione e, infine, lo è per il rispetto del territorio e della cultura locale che anima ogni singolo abitante di questo paradiso e che, inevitabilmente, contagerà anche voi.

Qua il turismo non sarà mai tradizione, è la tradizione ad essere diventata di interesse turistico.

MATTE D.

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2 pensieri su “L’isola di Pasqua (by Matte)

  1. Affascinantissimo questo racconto! Vedere i Moai è in cima alla mia travel list, ma ahimè credo sia uno dei viaggi più costosi in assoluto… Non c’è ancora un volo low cost per laggiù? 🙂
    Ciao!

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